Dumping salariale: la risposta non è ingrandire l'apparato amministrativo
Cantone Ticino, votazione dell'8 marzo 2026 — respinta.Parola NO Esito NO
43,83 % sì · 56,17 % no 54'030 sì · 69'243 no Partecipazione 57,1 %
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Più burocrazia, più assunzioni statali e costi milionari per risolvere il problema del dumping salariale? Il problema non nasce dalla mancanza di controlli, ma dal fatto che il Ticino — dall'introduzione della libera circolazione delle persone — è diventato terreno fertile per l'assunzione di manodopera a basso costo, con la conseguente pressione al ribasso sui salari. Ogni volta che lo Stato non riesce a governare un fenomeno, la risposta è ingrandire l'apparato amministrativo. Ma non funziona così.
Il rapporto di maggioranza — corredattrice Raide Bassi —, approvato dal Gran Consiglio, sottolineava che le violazioni gravi in materia di dumping non si scoprono aumentando il numero dei controlli, bensì migliorandone la qualità: servono coordinamento, dati, tecnologia e misure mirate. È questa la via dell'efficacia, non l'aumento automatico degli organici. Il Ticino, peraltro, controlla già molto e spesso meglio di altri Cantoni.
È un po' come aprire tutte le finestre in pieno inverno e poi discutere di come regolare il riscaldamento. Prima si chiudono le finestre. Poi si regola il termostato. Non il contrario.
Il dumping salariale si combatte riducendo la pressione che lo genera, difendendo la sovranità e ristabilendo un equilibrio che questo Cantone ha perso da tempo. E i ticinesi lo hanno già reso chiaro più volte, sostenendo iniziative come «Prima i nostri» o quella contro l'immigrazione di massa.
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